
Io credo che il primo passo importante da fare per raggiungere la serenità, sia la conoscenza del dolore. Per me lo Yemen del Nord, fu una vera scuola di vita, un periodo difficile, ero nell'adolescenza, e in conflitto con il mondo che mi circondava. Bene in quel luogo dimenticato dal tempo e riconosciuto architettonicamente il posto più bello del mondo, lì ho imparato che è inutile cercare di stordire il dolore che c’è in ognuno di noi, bisogna conviverci perché la vita stessa è dolore!
La serenità è un qualcosa che rimane anche quando si è in pericolo di vita, quando si è soli e nessuno ti aiuta, in un posto dimenticato dal mondo. Questo tratto lo preso dai I Ching: "Spesso le persone si trovano circondate da varie specie di piaceri. Fintanto che non si è deciso quale specie scegliere, la superiore o l’inferiore, fino ad allora si è interiormente inquieti. Solo quando si è riconosciuto con chiarezza che la passione porta sofferenza, si è in grado di prendere una decisione di disfarsi di ciò che è basso e di aspirare ai piaceri superiori." Adelphi.
Tornando alla mia persona, proprio a Sana’a ebbi un’illuminazione. Un giorno che ero andata con l’interprete dell’Ambasciata Italiana all'ospedale militare dove mio padre lavorava, e mentre aspettavo il suo arrivo nel parco dell’ospedale, vidi un inserviente attraversare il parco e dirigersi, verso una scala messa per verticale lungo un alto e grande muro fatto a recinto, con in mano un vassoio pieno di panini neri e duri come sassi aprire una porticina lungo questa muraglia.
Io mi incuriosii subito e chiesi all'interprete come mai quel uomo aveva un vassoio pieno di pane così nero e duro? E a chi lo portava? L’interprete cercò di non rispondermi ma con le mie insistenze alla fine cedette, chiedendomi se anche noi nel nostro paese avevamo i matti. Io risposi di sì ovviamente, e lui allora mi disse che loro tenevano i matti oltre quel muro. Nel frattempo notai che l’inserviente si era dimenticato le chiavi e non riuscendo ad aprire la porta stava tornando indietro. Supplicai l’interprete, perché volevo salire su per quella scala e vedere con i miei occhi la verità. Lui non rendendosi conto che avevo solo quattordici anni (a Sana’a le donne si sposano intorno ai dieci anni), acconsentì, e quando tornò l’inserviente con le chiavi, dopo un breve parlare tra di loro, lo seguimmo.
Io mi incuriosii subito e chiesi all'interprete come mai quel uomo aveva un vassoio pieno di pane così nero e duro? E a chi lo portava? L’interprete cercò di non rispondermi ma con le mie insistenze alla fine cedette, chiedendomi se anche noi nel nostro paese avevamo i matti. Io risposi di sì ovviamente, e lui allora mi disse che loro tenevano i matti oltre quel muro. Nel frattempo notai che l’inserviente si era dimenticato le chiavi e non riuscendo ad aprire la porta stava tornando indietro. Supplicai l’interprete, perché volevo salire su per quella scala e vedere con i miei occhi la verità. Lui non rendendosi conto che avevo solo quattordici anni (a Sana’a le donne si sposano intorno ai dieci anni), acconsentì, e quando tornò l’inserviente con le chiavi, dopo un breve parlare tra di loro, lo seguimmo.
Salimmo lungo la scala ed aprì la porta. Rimasi paralizzata dalla paura per la scena che avevo davanti: uomini cavernicoli con capelli e barba lunghi incolti, nudi e sporchi, solo alcuni di loro avevano una coperta indosso. Vivevano al aperto e c’era al centro un piccolo orticello coltivato a patate e cipolle. Vidi poi delle caverne, dove detenevano legati i più pericolosi. Così mi fu riferito. Io stavo lì inorridita da tanta bruttezza. Loro venivano verso di me, ed io li guardavo incredula, mentre si dirigevano con le braccia tese in avanti come se avessero avuto un’allucinazione; o ero veramente una donna?
Fui svegliata da questo stato di trance dall'interprete, che mi sollevò di peso e chiuse la porta. Da allora sono migliorata tanto e continuo questo lavoro tutti i giorni, perché solo eliminando i difetti si raggiunge la letizia. Io non potrei mai rinunciare a questo!
Aforisma: " Se un uomo per leggerezza perde la vacca, cioè la modestia e la capacità di adattamento può solo venirne male". I Ching Adelphi.
Monalusa