mercoledì 27 ottobre 2010

La storia del barattolo (leggetela è molto bella)


Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf.
Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno.
Gli studenti sono d’accordo e dicono di si.

Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. 

Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di sì. Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. 

Anche questa volta gli studenti rispondono con un si unanime.

Il professore velocemente aggiunge due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.
Allora gli studenti si mettono a ridere.

Quando la risata finisce il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita… Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l’amore, le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.


Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per tagliare le erbacce, per riparare le piccole cose…

Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano.

Stabilisci le tue priorità: il resto è solo sabbia”.
Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenti il caffè.
Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda.
E’ solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c’è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico!”.

Monalusa

sabato 2 ottobre 2010

Analisi: quel 20% che ti cambia la vita!



Conosci la legge di Pareto, o dell'80-20?
Dice che:

il 20% dei prodotti e servizi così come dei clienti, produce l'80% del profitto.
Il 20% di un libro contiene 80% del contenuto.
Il 20% degli amici ci dà l'80% di gioia.
Il 20% delle persone causa l'80% di problemi.

E così via...Non so se la percentuale è esatta. 
Ma è indubbio che una piccola parte del nostro tempo,
dei nostri collaboratori, del nostro impegno produce gran parte del risultato.

Individuare chi e che cosa ci può essere più utile,
Ci aiuta ad essere più produttivi. A tagliare i rami secchi.
E a concentrarci su ciò che merita sul lavoro e nella vita!

Monalusa

venerdì 25 giugno 2010

Anima collettiva



Lacrime di gioia scendono sul mio bel viso,
negli occhi scintilla una speranza.

Una luce lontana si avvicina. 
Sì, è lei che mi farà da faro 
nel seguire l'unica via possibile per me: l'amore.

Monalusa

Una breccia nel muro




Oggi voglio uscire dal mio insensato isolamento: non mi fa bene, anzi mi fa stare solo male. Sono orgogliosa, e mi spiace dire che mi sono ripiegata su me stessa, trastullandomi nel mio dolore... quasi facendomi cullare. Piangendomi addosso e prendendomela con me stessa e con il mondo intero!

I pensieri positivi si erano dispersi nel nulla e io, nella negatività mi crogiolavo, sentendomi inerme: senza forze né energie, come se mi volessi punire, ma per cosa mi chiedo?
Cosa non riuscivo ad accettare? 
L'imperfezione umana? 
Ma si sa che appartiene a questa vita!

Perché allora farmene una colpa se io non sono perfetta?

Posso migliorare, voglio migliorare!
Se io miglioro, anche il mondo migliora.
Se tutti provassimo a fare questo esercizio quotidianamente, sicuramente vivremmo in un mondo, molto più armonioso e felice.
La condivisione è la cosa più bella che esiste!

Monalusa

venerdì 29 gennaio 2010

I capitolo del libro-prima parte



C'era stato un mutamento, Carla n'era certa: da quando aveva conosciuto Marco la sua vita era cambiata e viveva con grande intensità e trasporto il loro rapporto. Lui, era un bel uomo di trentasei anni, dai lineamenti regolari e con occhi molto espressivi di un nero profondo. Un carattere iperattivo, sempre puntuale sul lavoro, e con lei garbato (usava una sorta di cavalleria galante, un po’ fuori moda).

Carla, non sapeva definirlo bene neanche a se stessa: cosa provava nei confronti di Marco? Ora che lui partiva, come sarebbe cambiato il loro rapporto? Era vero amore il suo?  Certo, quando stava con lui ne era contenta, le piaceva la sua vitalità, la destrezza nel lavoro che mostrava, la voglia di fare le cose, di risolvere i problemi cercando di averne sempre una visione olistica. Ammirava Il suo approccio con le persone di tipo diretto, molto estroverso, e la sicurezza di esercitare sulle donne un certo fascino. Si trovò a chiedersi, se fosse per questo suo carattere, che gli riusciva bene la professione da regista.

Lei non era una vera e propria bellezza anche se aveva un corpo molto femminile ed un notevole sex appeal. Marco con Carla si sentiva maschio, gli piaceva fare l'amore con lei, e ne era molto appagato.
Viveva il loro rapporto come un dono e non si domandava come avesse avuto inizio né quando sarebbe finito, e tanto meno pensava ad un futuro a due, di convivenza. 
Sì, l'amava, ma non così tanto da rinunciare a tutte le altre donne del mondo!
Non desiderava un rapporto troppo impegnativo, perché era sicuro che poi si sarebbe sentito ingabbiato. Troppe responsabilità. 

Gli venne in mente il contratto che aveva firmato: un anno a Copacabana, tutto spesato, con possibilità di fare carriera e ciliegina sulla torta: un compenso da favola. Era in estasi!
In cuor suo non voleva fare soffrire Carla, ma proprio non si sentiva pronto, anche se provava un forte sentimento.

Monalusa

giovedì 21 gennaio 2010

I capitolo del libro-seconda parte



Carla si domandava: “C'é da essere felice di com'è la mia vita ora? ”.
Era indipendente e guadagnava bene, ed il suo lavoro d’account manager, in una nota agenzia pubblicitaria le piaceva. Marco con il nuovo incarico, non collaborava più da part-time interno nella stessa agenzia, ma come inviato speciale per la regia e la supervisione fotografica del progetto in Brasile.

Lei non aveva un marito o dei figli da accudire, ed iniziava ad avvertire come un senso d'incompletezza anche se capiva razionalmente che ciò era sciocco.

La mattina seguente Carla, aveva un gran dolore alla schiena e sentiva la testa come un pallone. Sudava, ma non faceva caldo, era una giornata d’inizio giugno, il cielo era nuvoloso, e minacciava pioggia.

Il giardiniere comunale, con la sega stava facendo a pezzi il ramo caduto, e lei guardandolo dalla finestra si sentiva come quel albero: la testa le faceva male, lo stomaco sotto sopra e quel senso di nausea che da qualche giorno andava e veniva.


Possibile che non c'era altra via? Doveva solo attendere il ritorno di Marco? Stava alla finestra, fissa a guardare l'albero che veniva tagliato, mentre continuava a domandarsi se non era troppo magnanima con se stessa e con gli altri. Certo era una persona dall'indole mite, generosa e un po’ pigra. A pensarci bene, non chiedeva molto alle persone: era tollerante. Si comportava così anche con se stessa?


Non riusciva a vedere oggettivamente le cose, era ovvio, lei poteva avere solo una visione soggettiva e non oggettiva della sua vita. Con chi parlarne? Confrontarsi? Aveva amici con cui confidarsi? O era lei che rifiutava un confronto con le altre persone, per non ricevere critiche?


Avvertì un senso di solitudine e d’isolamento, e si chiese se dilungarsi su queste riflessioni le avrebbe dato l’opportunità di conoscersi meglio. Certo non sarebbe stato facile e molto probabilmente le serviva anche un aiuto esterno, ma capiva che lo doveva fare, per un senso di lealtà verso se stessa. La mole di cose da sbrigare non la faceva sentire meglio.


Monalusa

domenica 17 gennaio 2010

Il bivio




Fu allora che le venne in mente, di fare un bilancio della sua vita a medio lungo termine, un po’ come fanno le banche con i business plan quando devono valutarti per darti un fido o un mutuo.

Doveva prendere in esame gli ultimi tre anni della sua vita? Poi si domandò se non fosse un periodo troppo lungo. E da dove iniziare? Dal principio o dalla fine? Sentì che la situazione le stava sfuggendo di mano, non voleva più dimenarsi nelle difficoltà, e inizio a trascrivere ogni pensiero che le passava per la mente: nero su bianco, e si accorse di quanto questo le provocasse piacere e un senso di sollievo. 

Proprio come quando imparò ad andare in bicicletta: dopo un po’ non era più difficile, anzi poteva fare delle belle passeggiate, senza cadere. Sì, era solo questione d’abitudine, aveva già provato una cosa simile anche andando a correre. Al principio era duro perché bisognava prima abituare i muscoli all'attività, con l'allenamento giornaliero, ma poi non era più una fatica fisica, anzi ne traeva beneficio anche a livello mentale perché il giorno che non ci andava, non riusciva ad avere la mente così lucida, come quando, invece, lo faceva. 

Carla si domandava cosa ne sarebbe stato della sua vita?

Era ad un bivio, dal quale non c’era che procedere e andare avanti, senza paura e nella convinzione che poi tutto avrebbe avuto un senso. Quasi stupita dalla naturalezza delle cose e di come pian piano si erano evolute: come un gioco fatto di perle di vetro che messe ad una ad una vicine, vanno a far parte di un disegno più grande e visibile solo a distanza.

Lei lo percepiva e cercava di interpretare il significato di questo disegno più ampio, ma non le riusciva. 
Possibile che non riusciva a capire che era lei la padrona della sua vita?
Perché questo non le era sufficiente?
Comunque sia, pensò che aveva sicuramente poca fiducia in se stessa. 

Rifletté su questo pensiero e capiva e si domandava preoccupata: come avrebbero potuto le altre persone avere fiducia in lei, se lei era la prima a non averne? 
No, pensandoci meglio non era una questione di fiducia ma bensì, si trattava di paura e ciò che provava era un sentimento sano che poteva essere usato come energia creativa!

Marco non si era creato problemi quando la redazione gli aveva proposto un contratto per girare un documentario in Brasile. Anzi ne era felice! Non si era fatto minimamente influenzare dal loro rapporto sulla decisione da prendere, e viveva l'incarico come un'opportunità di realizzazione lavorativa. Cercò un pensiero positivo, a cui fare riferimento in una giornata così agitata ed inquieta.

Cercando di calmarsi, mentre inspirava ed espirava profondamente l’aria, si ripeteva ad alta voce: "Io confortevolmente e facilmente lascio il vecchio e accolgo il nuovo nella mia vita. Sono sicura. Om."

Al lavoro passavano i giorni con la loro quotidianità. Sempre le stesse cose da fare dal lunedì al venerdì, ma ciò era normale, quindi Carla, capiva che doveva organizzarsi meglio il tempo libero per andare avanti con il suo progetto, che procedeva molto lentamente.

Per lei non era per niente facile fare un bilancio personale, e non aveva niente a che fare con i business plan delle banche. Non era come scrivere un bilancio composto di un conto economico, uno stato patrimoniale e una nota integrativa, si trattava di ben altra cosa! Sospirò sconsolata, possibile che fosse tutto così complesso! Come dipanare la matassa d'impressioni che le affollavano la mente? Respirò profondamente, e iniziò a leggere e a rispondere alle varie e-mail.

Notò che il suo capo Andrea, una persona colta e distinta, con una formazione raffinata, le aveva inviato il benestare per la pubblicazione dell'ultima campagna pubblicitaria della Toyota. Ne fu sollevata e felice. Andrea, laureato in filosofie orientali, aveva cinquantatré anni, una moglie, e tre figli. Era un uomo geniale dal temperamento vivacissimo. Parlava molto e molto in fretta, ma era anche capace di ascoltare con attenzione e intensità. 

Carla, in lui apprezzava la prontezza di decisione, la concezione filosofica e, soprattutto, il suo senso critico, frutto di una profonda riflessione. Il loro rapporto di lavoro ed amicizia era basato sulla stima reciproca. 

Andrea era contento che Carla stava affrontando con sufficiente equilibrio, la partenza di Marco. Sapeva quanto lei tenesse alla sua indipendenza economica e sentimentale: nel rapporto a due non le piaceva essere dominata né dominare, ma cercava un rapporto alla pari, nel quale confrontarsi e condividere un po' insieme la strada che ognuno di noi fa nella vita, combattendo quella parte di destino che è indipendente dalla nostra volontà.

Roma in quel periodo era piena di turisti di ogni provenienza, e Carla, dopo una lunga giornata di lavoro decise di andare a piedi a casa, aveva bisogno di camminare, di stare in mezzo alla gente.

Le piaceva osservare le persone, ascoltarne la lingua parlata, per capirne la nazionalità. Notare com'erano vestite, come si comportavano, cercando d’immaginarne la personalità, la sensualità e l'attività svolta. Questa sua curiosità si rispecchiava anche nel lavoro. Arrivata a casa, fece una doccia veloce, raccolse i suoi lunghi capelli biondi in una coda di cavallo, s'infilò una maglietta, un paio di jeans, scarpe basse, e uscì di corsa, in ritardo all'appuntamento che aveva con Ambra.

Provò a chiamarla ma il suo cellulare diceva: “L’utente non è raggiungibile.” Quella sera la sua amica, partecipava a un concerto suonando il violino. Carla arrivò alla chiesa Sisto V, in scooter. Una volta all'interno, cercò Ambra nelle stanze della pinacoteca messe a disposizione dell’orchestra. 

Percepiva un’energia speciale in quel luogo, c'era un gran vocio con risate e le piaceva girare per quelle stanze con i muri pieni di quadri e d'affreschi, ma completamente vuote d'arredo. I vari musicisti vestiti di nero con a terra le custodie, erano tutti intenti a provare gli strumenti. Si affacciò nel giardino, dove si sarebbe svolto il concerto con circa cento elementi, con le musiche di G. Rossini nella prima parte e di L.Van Beethoven (Sinfonia n. 5) nella seconda, ma di Ambra nessuna traccia! 


Monalusa