venerdì 29 gennaio 2010

I capitolo del libro-prima parte



C'era stato un mutamento, Carla n'era certa: da quando aveva conosciuto Marco la sua vita era cambiata e viveva con grande intensità e trasporto il loro rapporto. Lui, era un bel uomo di trentasei anni, dai lineamenti regolari e con occhi molto espressivi di un nero profondo. Un carattere iperattivo, sempre puntuale sul lavoro, e con lei garbato (usava una sorta di cavalleria galante, un po’ fuori moda).

Carla, non sapeva definirlo bene neanche a se stessa: cosa provava nei confronti di Marco? Ora che lui partiva, come sarebbe cambiato il loro rapporto? Era vero amore il suo?  Certo, quando stava con lui ne era contenta, le piaceva la sua vitalità, la destrezza nel lavoro che mostrava, la voglia di fare le cose, di risolvere i problemi cercando di averne sempre una visione olistica. Ammirava Il suo approccio con le persone di tipo diretto, molto estroverso, e la sicurezza di esercitare sulle donne un certo fascino. Si trovò a chiedersi, se fosse per questo suo carattere, che gli riusciva bene la professione da regista.

Lei non era una vera e propria bellezza anche se aveva un corpo molto femminile ed un notevole sex appeal. Marco con Carla si sentiva maschio, gli piaceva fare l'amore con lei, e ne era molto appagato.
Viveva il loro rapporto come un dono e non si domandava come avesse avuto inizio né quando sarebbe finito, e tanto meno pensava ad un futuro a due, di convivenza. 
Sì, l'amava, ma non così tanto da rinunciare a tutte le altre donne del mondo!
Non desiderava un rapporto troppo impegnativo, perché era sicuro che poi si sarebbe sentito ingabbiato. Troppe responsabilità. 

Gli venne in mente il contratto che aveva firmato: un anno a Copacabana, tutto spesato, con possibilità di fare carriera e ciliegina sulla torta: un compenso da favola. Era in estasi!
In cuor suo non voleva fare soffrire Carla, ma proprio non si sentiva pronto, anche se provava un forte sentimento.

Monalusa

giovedì 21 gennaio 2010

I capitolo del libro-seconda parte



Carla si domandava: “C'é da essere felice di com'è la mia vita ora? ”.
Era indipendente e guadagnava bene, ed il suo lavoro d’account manager, in una nota agenzia pubblicitaria le piaceva. Marco con il nuovo incarico, non collaborava più da part-time interno nella stessa agenzia, ma come inviato speciale per la regia e la supervisione fotografica del progetto in Brasile.

Lei non aveva un marito o dei figli da accudire, ed iniziava ad avvertire come un senso d'incompletezza anche se capiva razionalmente che ciò era sciocco.

La mattina seguente Carla, aveva un gran dolore alla schiena e sentiva la testa come un pallone. Sudava, ma non faceva caldo, era una giornata d’inizio giugno, il cielo era nuvoloso, e minacciava pioggia.

Il giardiniere comunale, con la sega stava facendo a pezzi il ramo caduto, e lei guardandolo dalla finestra si sentiva come quel albero: la testa le faceva male, lo stomaco sotto sopra e quel senso di nausea che da qualche giorno andava e veniva.


Possibile che non c'era altra via? Doveva solo attendere il ritorno di Marco? Stava alla finestra, fissa a guardare l'albero che veniva tagliato, mentre continuava a domandarsi se non era troppo magnanima con se stessa e con gli altri. Certo era una persona dall'indole mite, generosa e un po’ pigra. A pensarci bene, non chiedeva molto alle persone: era tollerante. Si comportava così anche con se stessa?


Non riusciva a vedere oggettivamente le cose, era ovvio, lei poteva avere solo una visione soggettiva e non oggettiva della sua vita. Con chi parlarne? Confrontarsi? Aveva amici con cui confidarsi? O era lei che rifiutava un confronto con le altre persone, per non ricevere critiche?


Avvertì un senso di solitudine e d’isolamento, e si chiese se dilungarsi su queste riflessioni le avrebbe dato l’opportunità di conoscersi meglio. Certo non sarebbe stato facile e molto probabilmente le serviva anche un aiuto esterno, ma capiva che lo doveva fare, per un senso di lealtà verso se stessa. La mole di cose da sbrigare non la faceva sentire meglio.


Monalusa

domenica 17 gennaio 2010

Il bivio




Fu allora che le venne in mente, di fare un bilancio della sua vita a medio lungo termine, un po’ come fanno le banche con i business plan quando devono valutarti per darti un fido o un mutuo.

Doveva prendere in esame gli ultimi tre anni della sua vita? Poi si domandò se non fosse un periodo troppo lungo. E da dove iniziare? Dal principio o dalla fine? Sentì che la situazione le stava sfuggendo di mano, non voleva più dimenarsi nelle difficoltà, e inizio a trascrivere ogni pensiero che le passava per la mente: nero su bianco, e si accorse di quanto questo le provocasse piacere e un senso di sollievo. 

Proprio come quando imparò ad andare in bicicletta: dopo un po’ non era più difficile, anzi poteva fare delle belle passeggiate, senza cadere. Sì, era solo questione d’abitudine, aveva già provato una cosa simile anche andando a correre. Al principio era duro perché bisognava prima abituare i muscoli all'attività, con l'allenamento giornaliero, ma poi non era più una fatica fisica, anzi ne traeva beneficio anche a livello mentale perché il giorno che non ci andava, non riusciva ad avere la mente così lucida, come quando, invece, lo faceva. 

Carla si domandava cosa ne sarebbe stato della sua vita?

Era ad un bivio, dal quale non c’era che procedere e andare avanti, senza paura e nella convinzione che poi tutto avrebbe avuto un senso. Quasi stupita dalla naturalezza delle cose e di come pian piano si erano evolute: come un gioco fatto di perle di vetro che messe ad una ad una vicine, vanno a far parte di un disegno più grande e visibile solo a distanza.

Lei lo percepiva e cercava di interpretare il significato di questo disegno più ampio, ma non le riusciva. 
Possibile che non riusciva a capire che era lei la padrona della sua vita?
Perché questo non le era sufficiente?
Comunque sia, pensò che aveva sicuramente poca fiducia in se stessa. 

Rifletté su questo pensiero e capiva e si domandava preoccupata: come avrebbero potuto le altre persone avere fiducia in lei, se lei era la prima a non averne? 
No, pensandoci meglio non era una questione di fiducia ma bensì, si trattava di paura e ciò che provava era un sentimento sano che poteva essere usato come energia creativa!

Marco non si era creato problemi quando la redazione gli aveva proposto un contratto per girare un documentario in Brasile. Anzi ne era felice! Non si era fatto minimamente influenzare dal loro rapporto sulla decisione da prendere, e viveva l'incarico come un'opportunità di realizzazione lavorativa. Cercò un pensiero positivo, a cui fare riferimento in una giornata così agitata ed inquieta.

Cercando di calmarsi, mentre inspirava ed espirava profondamente l’aria, si ripeteva ad alta voce: "Io confortevolmente e facilmente lascio il vecchio e accolgo il nuovo nella mia vita. Sono sicura. Om."

Al lavoro passavano i giorni con la loro quotidianità. Sempre le stesse cose da fare dal lunedì al venerdì, ma ciò era normale, quindi Carla, capiva che doveva organizzarsi meglio il tempo libero per andare avanti con il suo progetto, che procedeva molto lentamente.

Per lei non era per niente facile fare un bilancio personale, e non aveva niente a che fare con i business plan delle banche. Non era come scrivere un bilancio composto di un conto economico, uno stato patrimoniale e una nota integrativa, si trattava di ben altra cosa! Sospirò sconsolata, possibile che fosse tutto così complesso! Come dipanare la matassa d'impressioni che le affollavano la mente? Respirò profondamente, e iniziò a leggere e a rispondere alle varie e-mail.

Notò che il suo capo Andrea, una persona colta e distinta, con una formazione raffinata, le aveva inviato il benestare per la pubblicazione dell'ultima campagna pubblicitaria della Toyota. Ne fu sollevata e felice. Andrea, laureato in filosofie orientali, aveva cinquantatré anni, una moglie, e tre figli. Era un uomo geniale dal temperamento vivacissimo. Parlava molto e molto in fretta, ma era anche capace di ascoltare con attenzione e intensità. 

Carla, in lui apprezzava la prontezza di decisione, la concezione filosofica e, soprattutto, il suo senso critico, frutto di una profonda riflessione. Il loro rapporto di lavoro ed amicizia era basato sulla stima reciproca. 

Andrea era contento che Carla stava affrontando con sufficiente equilibrio, la partenza di Marco. Sapeva quanto lei tenesse alla sua indipendenza economica e sentimentale: nel rapporto a due non le piaceva essere dominata né dominare, ma cercava un rapporto alla pari, nel quale confrontarsi e condividere un po' insieme la strada che ognuno di noi fa nella vita, combattendo quella parte di destino che è indipendente dalla nostra volontà.

Roma in quel periodo era piena di turisti di ogni provenienza, e Carla, dopo una lunga giornata di lavoro decise di andare a piedi a casa, aveva bisogno di camminare, di stare in mezzo alla gente.

Le piaceva osservare le persone, ascoltarne la lingua parlata, per capirne la nazionalità. Notare com'erano vestite, come si comportavano, cercando d’immaginarne la personalità, la sensualità e l'attività svolta. Questa sua curiosità si rispecchiava anche nel lavoro. Arrivata a casa, fece una doccia veloce, raccolse i suoi lunghi capelli biondi in una coda di cavallo, s'infilò una maglietta, un paio di jeans, scarpe basse, e uscì di corsa, in ritardo all'appuntamento che aveva con Ambra.

Provò a chiamarla ma il suo cellulare diceva: “L’utente non è raggiungibile.” Quella sera la sua amica, partecipava a un concerto suonando il violino. Carla arrivò alla chiesa Sisto V, in scooter. Una volta all'interno, cercò Ambra nelle stanze della pinacoteca messe a disposizione dell’orchestra. 

Percepiva un’energia speciale in quel luogo, c'era un gran vocio con risate e le piaceva girare per quelle stanze con i muri pieni di quadri e d'affreschi, ma completamente vuote d'arredo. I vari musicisti vestiti di nero con a terra le custodie, erano tutti intenti a provare gli strumenti. Si affacciò nel giardino, dove si sarebbe svolto il concerto con circa cento elementi, con le musiche di G. Rossini nella prima parte e di L.Van Beethoven (Sinfonia n. 5) nella seconda, ma di Ambra nessuna traccia! 


Monalusa