
Carla si domandava: “C'é da essere felice di com'è la mia vita ora? ”.
Era indipendente e guadagnava bene, ed il suo lavoro d’account manager, in una nota agenzia pubblicitaria le piaceva. Marco con il nuovo incarico, non collaborava più da part-time interno nella stessa agenzia, ma come inviato speciale per la regia e la supervisione fotografica del progetto in Brasile.
Lei non aveva un marito o dei figli da accudire, ed iniziava ad avvertire come un senso d'incompletezza anche se capiva razionalmente che ciò era sciocco.
La mattina seguente Carla, aveva un gran dolore alla schiena e sentiva la testa come un pallone. Sudava, ma non faceva caldo, era una giornata d’inizio giugno, il cielo era nuvoloso, e minacciava pioggia.
Il giardiniere comunale, con la sega stava facendo a pezzi il ramo caduto, e lei guardandolo dalla finestra si sentiva come quel albero: la testa le faceva male, lo stomaco sotto sopra e quel senso di nausea che da qualche giorno andava e veniva.
Possibile che non c'era altra via? Doveva solo attendere il ritorno di Marco? Stava alla finestra, fissa a guardare l'albero che veniva tagliato, mentre continuava a domandarsi se non era troppo magnanima con se stessa e con gli altri. Certo era una persona dall'indole mite, generosa e un po’ pigra. A pensarci bene, non chiedeva molto alle persone: era tollerante. Si comportava così anche con se stessa?
Non riusciva a vedere oggettivamente le cose, era ovvio, lei poteva avere solo una visione soggettiva e non oggettiva della sua vita. Con chi parlarne? Confrontarsi? Aveva amici con cui confidarsi? O era lei che rifiutava un confronto con le altre persone, per non ricevere critiche?
Avvertì un senso di solitudine e d’isolamento, e si chiese se dilungarsi su queste riflessioni le avrebbe dato l’opportunità di conoscersi meglio. Certo non sarebbe stato facile e molto probabilmente le serviva anche un aiuto esterno, ma capiva che lo doveva fare, per un senso di lealtà verso se stessa. La mole di cose da sbrigare non la faceva sentire meglio.
Monalusa
Era indipendente e guadagnava bene, ed il suo lavoro d’account manager, in una nota agenzia pubblicitaria le piaceva. Marco con il nuovo incarico, non collaborava più da part-time interno nella stessa agenzia, ma come inviato speciale per la regia e la supervisione fotografica del progetto in Brasile.
Lei non aveva un marito o dei figli da accudire, ed iniziava ad avvertire come un senso d'incompletezza anche se capiva razionalmente che ciò era sciocco.
La mattina seguente Carla, aveva un gran dolore alla schiena e sentiva la testa come un pallone. Sudava, ma non faceva caldo, era una giornata d’inizio giugno, il cielo era nuvoloso, e minacciava pioggia.
Il giardiniere comunale, con la sega stava facendo a pezzi il ramo caduto, e lei guardandolo dalla finestra si sentiva come quel albero: la testa le faceva male, lo stomaco sotto sopra e quel senso di nausea che da qualche giorno andava e veniva.
Possibile che non c'era altra via? Doveva solo attendere il ritorno di Marco? Stava alla finestra, fissa a guardare l'albero che veniva tagliato, mentre continuava a domandarsi se non era troppo magnanima con se stessa e con gli altri. Certo era una persona dall'indole mite, generosa e un po’ pigra. A pensarci bene, non chiedeva molto alle persone: era tollerante. Si comportava così anche con se stessa?
Non riusciva a vedere oggettivamente le cose, era ovvio, lei poteva avere solo una visione soggettiva e non oggettiva della sua vita. Con chi parlarne? Confrontarsi? Aveva amici con cui confidarsi? O era lei che rifiutava un confronto con le altre persone, per non ricevere critiche?
Avvertì un senso di solitudine e d’isolamento, e si chiese se dilungarsi su queste riflessioni le avrebbe dato l’opportunità di conoscersi meglio. Certo non sarebbe stato facile e molto probabilmente le serviva anche un aiuto esterno, ma capiva che lo doveva fare, per un senso di lealtà verso se stessa. La mole di cose da sbrigare non la faceva sentire meglio.
Monalusa
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