mercoledì 25 febbraio 2009

La mia anima a nudo



Mi sento strana. Soffro di un'ansia che mi attanaglia il cuore,
come se fosse gonfio.
E scompare come per incanto quando inizio a scrivere. 
Rifletto su i miei post e mi sento nuda.

E' proprio questa sensazione che mi da piacere perché significa che sono me stessa. 
E' la mia identità che sta uscendo fuori, anche se mentre scrivo per l’emozione mi tremano le mani, ma non voglio avere più paura di essere giudicata.
Perché dovrei, d'altronde sono solo me stessa!

Mi è venuta in mente un'emozione che ho provato da piccola quando andavo a scuola: mia sorella di un anno e otto mesi più grande di me, tornava spesso a casa con note di merito scolastico o medaglie per attività sportive, svolte onorevolmente.

Quando accadeva, c'erano grandi festeggiamenti in famiglia, ed io notavo negli occhi 
dei miei genitori una luce d'orgoglio che a me non era stata mai rivolta. Così decisi di fare un qualcosa anch'io per meritare quei sguardi benevoli e così accattivanti.

Considerato che note di merito scolastico erano molto improbabili, predilessi le attività sportive, e decisi di provare con il nuoto, dove me la cavavo abbastanza bene: avevo imparato a fare tutti gli stili nella piscina da 25 metri. 

Il giorno tanto atteso arrivò presto. A lezione di nuoto, venne proposta una gara da fare nella piscina olimpionica (50 metri). Consisteva nel tuffarsi e nuotare per tutta la vasca fino al bordo opposto, con un qualsiasi stile e nel minor tempo possibile.
Mi iscrissi. Volevo il mio attimo di gloria!

Il giorno della prova ero tesissima e nonostante mia sorella, che cercava di dissuadermi dal partecipare, dicendomi: "Non sei ancora pronta per questo tipo di gara, non ce la farai mai!". 

Volli farlo lo stesso. Per nulla al mondo ci avrei rinunciato e pensavo per farmi coraggio che se sapevo nuotare, poco importava se toccavo o meno: d'altronde dovevo nuotare, non camminare! 

Desideravo veramente quella medaglia, ne avevo bisogno perché la mia autostima iniziava a scricchiolare. 

Mi tuffai al suono del fischietto e nuotai, nuotai con tutta la forza che avevo… ma a metà vasca mi fermai e, fu la fine. Iniziai a bere… e mi venne lanciato un salvagente. 

Inutile dire come mi sentivo dopo: un senso di vergogna, di colpa, di sconfitta invase tutto il mio corpo e la mia anima. Piansi le prime lacrime amare del fallimento. 

Dopo un mese ripetei la gara, che vinsi! 

Oggi so che il successo o l'insuccesso non ti devono illudere né cambiare perché tutto è relativo, l'essenziale è essere se stessi e crederci sempre, al di là di quello che succede.   
Non importa, se si è una voce fuori dal coro, se si è diversi, ma poi cosa è la normalità?

L’importante e fare, lasciarsi andare, seguire la propria inclinazione, perché ti fa sentire bene e non ti perdi.
L’anima rimane viva anche se a nudo, ed è questo quello che conta!

Monalusa

1 commento:

  1. Non riesco a ricordare
    dove, quando e perché
    ho permesso di aprirmi
    quel conto.

    Chiamiamo anima
    la protesta contro di esso.
    Ed questa è l'unica cosa
    che non c'è nell'inventario.
    Wislawa Szymborska

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